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I migliori monumenti del Salento
SANTA CROCE
La facciata della basilica è l'indiscussa protagonista nella scena urbana del centro storico. E la più celebre espressione del barocco locale di sicuro e forte impatto visivo per via dell'elaborato apparato decorativo e del grande effetto prospettico che scaturisce dall'unità scenografica armonicamente realizzata con l'attiguo Convento dei Padri Celestini. Nella costruzione si avvicendarono tre generazioni d'artisti, in tre differenti fasi, in un cantiere rimasto aperto per circa un secolo.
La zona inferiore della facciata venne completata nel 1582. E opera di uno dei più raffinati architetti leccesi, Gabriele Riccardi, e conserva elementi di stile romanico che si integrano con soluzioni propriamente barocche. La zona intermedia è attribuita a Francesco Antonio Zimbalo, zio di Giuseppe, autore nel 1 606 dei tre portali. La parte superiore, completata nel 1646, è opera di Cesare Penna e di Giuseppe Zimbaìo.
Nell'esuberante e ricercatissimo repertorio ornamentale è visibile un progetto iconologico ricco di rappresentazioni allegoriche. Il simbolismo di Santa Croce è stato collegato al trionfo delle verità del Cristianesimo sui miti pagani. Ne è un efficace esempio la colonna inglobata, a lato della facciata, unica nel suo genere; è stata, infatti, interpretata come il paganesimo (la colonna) imprigionato nel pilastro della virtù. L'interno denuncia io spirito barocco soprattutto nella fastosa decorazione degli altari. Ha grande armonia di linee ed una pregevole decorazione in pietra distribuita seguendo le forme strutturali dell'edificio: ne consegue un elegante effetto chiaroscurale.
Notevole l'altare di san Francesco di Paola attribuito a F. A. Zimbalo (1614), con dodici storie in bassorilievo della vita del Santo, collocate negli ìntercolumni, che creano, tra gli spazi, un singolare effetto tridimensionale. Il primo restauro fu ordinato nel 1828 con un Rescritto in quanto la chiesa presentava pericolo di crollo che avrebbe danneggiato anche l'attiguo palazzo dell'Intendenza, ex Convento dei PP. Celestini. L'ultimo restauro, durato dieci anni, è stato completato nel 1991.
CURIOSITÀ
Il monumentale complesso di Sonta Croce e dei Celestini sorse nel XVI secolo dove era ubicato il quartiere degli ebrei. La Yudaica non era di piccole proporzioni e nel 1450 contava una popolazione di circa 650 unità. I primi fenomeni di intolleranza si manifestarono tra il '400 ed il '500 sotto l'influenza spagnola e l'espulsione definitiva degli ebrei avvenne nel 1541, anno in cui per volontà di Cario V tutte le comunità ebraiche furono allontanate dai suoi domini.
L'ANFITEATRO
Per dimensioni ed importanza la più rilevante testimonianza romana in tutto il Salente Fu presumibilmente aperto in età adrianea (Adriano 117-138 d.C), nella prima metà del 1° sec, per ospitarvi i giochi (ludi) circensi. Venne scoperto casualmente nel 1901 scavando per porre le fondamenta dell'attuale sede della Banca d'Italia. Gli scavi vennero completati nel periodo tra le due guerre, nel 1938. La cavea misurava mt 102 x 83,40; l'arena mt 53,40 x 34,60. Poteva accogliere 10.000/15.000 spettatori.
L'anfiteatro era usato prevalentemente per le venationes come dimostrano decine di rilievi, che decoravano il podium, con la rappresentazione di cacciatori, bestiari ed animali di vario genere. Si trattava di un edificio pubblico di proporzioni grandiose, in pietra leccese con rivestimento in marmo bianco e colorato. La summa cavea era ornata con statue e colonne scanalate di cipollino proveniente dall'Africa.
CURIOSITÀ
La fabbrica era dotata di vela, cioè le gradinate erano protette da un ampio velarium per riparare dal sole la folla degli spettatori. Ai contrario, in caso di pioggia, il pubblico correva a ripararsi sotto i fornici degli archi. Orientato topograficamente verso ia Grecia, al tempo in cui fu eretto si trovava fuori dell'abitato come avveniva in tutte le altre città e province dell'Impero, in connessione con i giardini urbani.
CHIESA DI SANTA IRENE
II 4 febbraio 1591 venne posta la prima pietra. Il progetto era stato affidato al padre teatino Francesco Grimaldi, che venne a Lecce da Napoli. Undici anni dopo erano compiuti il presbiterio ed il transetto mentre il prospetto venne portato a termine nel 1639.
Nella facciata elegante e slanciata, dì tipo romano, sì apre un ampio portale, fiancheggiato da due colonne corinzie, coronato da un'edicola contenente la statua di Sant'lrene (1717), opera di Mauro Manieri. In alto si vede lo stemma civico, la lupa sotto un albero di leccio coronato, perché la chiesa è dedicata alla santa che fino al 1656 fu la protettrice di Lecce. L'interno a croce latina presenta caratteri di grande equilibrio. Di splendida fattura nel transetto gli altari di sant'lrene e quello di san Gaetano di Thiene, fondatore dell'ordine dei Teatinì, entrambi con colonne, in parte tortili in parte cilindriche, dalla superficie completamente ed intensamente decorata. Pregevoli le tele come quella, nell'altare maggiore, del Trasporto dell'Arca di Oronzo Tiso, pittore leccese assai attivo nel '700.
CURIOSITÀ
La spesa che i Teatini sostennero per la costruzione della chiesa fu ingente, superiore ai cinquantamila ducati oltre al contributo del sindaco d'allora che donò all'ordine una somma di 1000 ducati. La chiesa fu costruita mirando ad una eccellente qualità stilistica coerentemente con il pensiero dei membri dell'Ordine che, attenti al grande decoro degli edifici sacri, esigevano per ì padri abiti talari semplici e dimore modeste. / Teatini, stabilitisi a Lecce nel 1584, vennero allontanati nel 1809 a seguito del decreto murattiano. In origine lo bella statua di Sant'lrene posta sul prospetto della chiesa era dipinta in color bronzo.
II 6 gennaio 1659 fu posta la prima pietra, per una ricostruzione quasi integrale delle chiesa preesistente, che risaliva al 1114. La Cattedrale venne ingrandita con forme e in stile squisitamente barocchi. Sotto l'attenta regìa del vescovo Pappacoda, grande promotore dello sviluppo architettonico di Lecce, l'incarico venne affidato all'architetto e scultore Giuseppe Zimbalo (1620-1710) che portò a termine i lavori nel 1670.
La cattedrale è tra i più famosi monumenti leccesi. Singolare la presenza di due facciate monumentali. La principale è piuttosto sobria, ornata da quattro statue; ed una facciata laterale molto più decorata e in asse con l'ingresso nella piazza, coronata da un arco che incornicia la statua di sant'Oronzo. Questa "stravaganza" consegue un sorprendente effetto scenografico. Nell'interno è notevole il soffitto ligneo a cassettoni (1685) della navata centrale, con tre tele dedicate al Patrono, e quello del transetto con un dipinto raffigurante l'Ultima Cena.
CURIOSITÀ
Il binomio Pappacoda-Giuseppe Zimbalo fu determinante per la produzione architettonica a Lecce. Per edificare la cattedrale, realizzata nell'arco di dodici anni, si spesero per lavoro e materiale circa 54mila ducati.
IL CAMPANILE
II Campanile è alto circa 70 mt; fu incominciato nel 1661 e portato a termine il 22 agosto 1682. Con la sua posizione distaccata dal corpo della fabbrica della Cattedrale, determina nuovi rapporti spaziali. Presenta una singolare forma a guglia ripartita in cinque piani rastremati, definiti da balaustre e aperti da finestre ornate. L'ultimo piano è composto da un'edicola ottagonale a cupola con agli angoli quattro pinnacoli a forma di vasi fioriti. Per la sua altezza, la grande visibilità e l'ampio panorama che si gode dall'alto, nel 1 873-74 fu utilizzato come vertice per misurazioni geodetiche.
CONSERVATORIO DI SANT'ANNA
II complesso architettonico attribuito all'architetto Emanuele Manieri - che lavorò prevalentemente per committenza civile - venne edificato nel 1684 dalla nobildonna Teresa Paladini per seguire la volontà del marito, Bernardino Verardi. Con ampliamenti e restauri la costruzione venne completata dopo ben 80 anni, nel 1764. La costruzione la si volle per un "lodevole" scopo: ch'era quello di accogliervi nobili donne leccesi che intendessero ritirarsi a vita privata o perché "malmaritate" - oggi le diremmo "con problemi familiari" - o in stato di disagio economico perché decadute. Le donne che vi si ritiravano non diventavano religiose, ma si impegnavano a rispettare i voti, sopra tutto quello di castità. Forse proprio per rafforzare la volontà sull'osservanza di questo voto le finestre dell'edificio erano difese da robuste grate. La più illustre delle ospiti fu Isabella Castriota, poetessa leccese, che vi trovò asilo per cinque anni dal 1727. Il "conservatorio" espletò la sua funzione "sociale" per circa due secoli. Dopo un egregio restauro, l'edificio ospita oggi esposizioni, eventi e, in linea con la destinazione di un tempo, ma aggiornata, un funzionale Centro che sostiene tecnicamente iniziative imprenditoriali al femminile.
Nel cortile interno un monumentale albero di magnolia ultracentenario, dal robusto tronco nodoso e contorto, costituisce un'espressiva scultura naturale.
CHIESA DI SAN MATTEO
La chiesa ha un prospetto di grande effetto scenografico attribuito all'architetto di Salò Achille Larducci che, unico, introdusse a Lecce nella facciata di San Matteo l'elemento fortemente innovativo e squisitamente barocco della linea curva di ispirazione borrominiana. Costruita tra il 1667 ed il 1700, fa chiesa ha un prospetto a due ordini dove si alternano efficacemente la superficie convessa dell'ordine inferiore a quella concava del superiore, che ospita un'elegante trifora. L'elaborato portale, ornato da una preziosa decorazione a squame, è sormontato da un'edicola completata dall'emblema francescano. La facciata rimase incompleta come si può notare dalle nicchie vuote e dal dettaglio. In una delle colonne accanto al portale, della decorazione a spirale solo appena abbozzata. Il dinamismo delle linee esterne prosegue nell'interno a pianta ellittica. Tra gli altari, ricchi della solita esuberante decorazione, le statue dei dodici Apostoli, egregiamente scolpite da Placido Buffelli nel 1629, conferiscono all'insieme una nota di solennità. L'altare maggiore conserva in una nicchia la grande statua in legno (1691} raffigurante san Matteo: opera di artista veneziano.
CURIOSITÀ
La costruzione, con il suo nuovo rapporto spaziale e gli schemi curvilinei, dovette suscitare molta invidia nei colleghi del Larducci che non è dato di sapere perché sì trovasse in città (per il matrimonio con una leccese?). C'è di certo ch'egli venne ucciso, colpito a tradimento da un'archibugiata, forse per eliminare un concorrente temibile perché ricco di talento.
IL CASTELLO DI CARLO V
La costruzione del castello, voluta dall'imperatore Carlo V desideroso di consolidare il sistema difensivo delle zone di frontiera dei suoi domini, occupò gli anni dal 1539 al 1549. Progettista ne fu un nobiluomo leccese valentissimo architetto militare, Gian Giacomo dell'Acaya.
Il castello con la sua cinta muraria si presenta come uno dei prodotti più evoluti e prestigiosi dell'architettura militare del sec. XVI ed eccelle tra le opere bastionate realizzate in Puglia. Di forma trapezoidale, è rafforzato agli angoli da possenti bastioni lanceolati; all'interno ingloba un preesistente mastio quadrangolare d'età angioina.
Nel corpo principale della fabbrica dimorarono Governatori e Presidi di terra d'Otranto; qui ebbe residenza, nel sec. XV, Maria d'Enghien, principessa e contessa; qui trovò ospitalità Ferdinando IV in una sua visita a Lecce. L'edificio presenta due porte d'accesso monumentali: una, nella cortina del lato nord-ovest è rivolta verso l'abitato storico; l'altra, nella cortina opposta, era prospiciente la campagna. Questa seconda porta è sormontata dalle armi del regno di Carlo V e presenta su entrambi i lati lunghe feritoie per il passaggio delle catene e degli assi che azionavano il ponte levatoio.
Attualmente il castello, nelle parti già restaurate, costituisce un "contenitore" di grande effetto per eventi, percorsi espositivi, iniziative culturali.
CURIOSITÀ
Da documenti dell'archivio di stato di Napoli risulta che per raccogliere i fondi necessari alla costruzione del Castello la popolazione venne tassata, per 24 anni (quando si dice /'una tantum!), con un'imposta di due grani per ogni staio d'olio e sempre allo stesso scopo venne applicata un'imposta di 4 grani a fuoco, cioè a famiglia. Questo non solo a Lecce ma anche in due altri centri della provincia. In un "privilegio" diretto al castellano del tempo - don Alvaro Baiamonte -l'imperatore espose i motivi che lo avevano indotto ad ordinare la costruzione del nuovo sistema difensivo, unico Tra tutte le città della Puglia.
SANTA MARIA DELLE CERRATE
II complesso sorge in un intatto angolo di campagna che conserva muretti a secco e uliveti secolari. L'abbazia è una costruzione romanica (inizio del sec. XII) fondata dal conte normanno di Lecce Tancredi d'Altavilla. Dapprima sede di monaci greci (basilianì), poi di benedettini, fu notevole centro agricolo con due frantoi ipogei, stalle, un mulino. Semplice la facciata a capanna con rosone e una serie di archetti che continuano lungo le pareti laterali esterne. Il portale presenta una decorazione a elementi vegetali e sei scene della vita di Gesù. Elegante, a sinistra, il loggiato (sec. XIII) distinto da svelte sottili colonne a base ottagonale. L'interna fu dapprima affrescato completamente con figure in stile bizantino; in seguito prevalse (dal XV sec.) una decorazione di gusto occidentale: Se ne può ammirare il risultato in ciò che di questa si conserva nell'attiguo Museo.
CURIOSITÀ
Il nome dell'abbazia, come vuole una leggenda locale, sarebbe dovuto all'apparizione della Madonna tra le corna di un cervo durante una battuta di caccia. Nel 1526 il cardinale Niccolò dei Gardi, che l'aveva ricevuta dal papa Clemente VII, la cedette a favore dell'Ospedale degli Incurabili di Napoli. Saccheggiata nel 1711, l 'abbazia restò in abbandono fino a quando l'amministrazione provinciale non ne decise l'acquisto ed il restauro. Aperta ai visitatori, essa è anche sede di eventi culturali.
MUSEO DELLE TRADIZIONI POPOLARI
Nei fabbricati rurali un tempo in servizio per la masseria è stato allestito un museo che ricostruisce le antiche tradizioni contadini del Salento e conserva oggetti d'uso domestico e attrezzi artigianali. Della casa contadina sono ricostruiti la camera da letto e la cucina con gli oggetti d'arredamento ch'erano in uso. Tra gli oggetti d'uso, ceramiche popolari salentine e statue devozionali realizzate in cera e con abiti di stoffa. Tra gli oggetti d'uso spicca un curioso "porte-enfant" in legno, antesignano degli attuali seggioloni ma che prevedeva un bambino stretto nelle sue fasce come una piccola mummia.
FONTANA "ELLENICA"
E così che viene indicata comunemente, ma si tratta d'un prodotto di epoca rinascimentale e reca ben visibili tracce di parti sovrapposte di epoche diverse e di materiali differenti tra le cariatidi e i telamoni che sorreggono un frontone barocco. Ispirati alla mitologia classica, eredità della cultura greca, sono i rilievi di epoca antica raffiguranti le metamorfosi di Dirce, Salmace, Biblide trasformate in fonti per aver disobbedito al volere degli dei abbandonandosi ad un eccesso dì passione. Espressione, la fontana, della vasta cultura e delle capacità figurative degli artisti salentini, anche di quelli minori.
CURIOSITÀ
C'è chi sostiene che la "fontana" sia tra le più antiche d'Europa. Essa, anche per la sua posizione centrale, è eretta quasi a simbolo di Gallipoli, posta com'è a sentinella del borgo antico che occupa l'area dell'isola. Sul frontone c'è lo stemma della città: un gallo sovrastato da una corona e il motto in latino Fideliter excubat ("Fedelmente sorveglia"].
CASTELLO ANGIOINO
Venne ricostruito nei XVI secolo forse su disegni del celebre Francesco di Giorgio Martini, grande architetto militare. E una poderosa struttura difensiva di forma quadrangolare rafforzata agli angoli da quattro torrioni; doveva presidiare il porto e la vasta rada d'approdo facilmente esposta agli sbarchi dei nemici. Per potenziarne le capacità di difesa venne dotato, nel 1522, del rivellino, un ulteriore rinforzo avanzato rispetto al corpo di fabbrica del castello, che sembra galleggiare sulle acque del pittoresco seno del Canneto. Esso consentiva di opporre un'efficace e rapida resistenza contro offensive provenienti sia dalla terraferma che dal mare.
CURIOSITÀ
A sud-est, il torrione poligonale altro non è che l'antico castello bizantino rimaneggiato in epoca angioina e rafforzato nel Ì500. la torre del lato sud-ovest crollò nel 1755. Nella cinta bastionata vi sono numerose torri. Una di esse, la Torre del Fosso, è delta così perché verso la fine del XVI secolo venne inglobala nella costruzione del "fosso di isolamento". Nell'interno vi si custodiva la polvere da sparo.
CATTEDRALE DI SANT'AGATA
E il monumento più rappresentativo dell'architettura barocca galllipolina. I lavori iniziarono nel 1629 e furono portati a termine nel 1696. Progettisti furono gli architetti locali, Scipìone Lachibari e Francesco Bischettini; le decorazioni furono affidate a Bernardino Genuino.
La facciata è a due ordini; vi si alternano la semplicità di quello inferiore, animato dalle statue, in due nicchie laterali, dei compatroni della città, San Sebastiano e san Fausto, e l'esuberante repertorio ornamentale dell'ordine superiore. In quest'ultimo, presumibilmente completato dallo Zimbalo, l'espressiva decorazione è interrotta solo dalle nicchie contenenti le statue dì santa Marina e santa Teresa d'Avila. I busti dei santi Agostino e Giovanni Crisostomo completano le volute del fastìgio. Sul portale la statua della titolare della chiesa funge da raccordo tra i due ordini. L'interno ampio, impostato su schemi tardo-rinascimentali, è a pianta basilicale a croce latina con un'ampia navata centrale. Di là dai pur notevoli elementi architettonici o decorativi che lo animano, l'interno costituisce una sorta di galleria della pittura locale del Sei e del Settecento: una galleria di dipinti a cui gli altari fanno da monumentale cornice. Vi dominano le tele del pittore gallipolino di grande talento Giovanni Andrea Coppola; alle sue opere se ne affiancano altre de Catalano e del Malinconico. Splendido coronamento d'un ambiente tanto singolare, l'altare maggiore in marmo policromo del XVIII secolo.
CURIOSITÀ
Situata a metà dell'asse viario principale sul punto più elevato dell'isola, la Cattedrale fu costruita dove in precedenza sorgeva un'antica chiesa romanica. Documenti certi attestano che nel maggio del 1629 si abbatteva la chiesa preesistente e si cominciava a costruire la nuova.
EX ORATORIO DEI NOBILI (SANT'ANGELO)
Nel primo decennio del 1600 la Confraternita dell'Immacolata, della quale facevano parte esponenti dell'aristocrazia, decise di elevare sulle volte dell'antica costruzione della Chiesa di Sant'Angelo (sec. XV), l'Oratorio per i confratelli. La posizione sopraelevata della struttura voleva forse alludere al prestigio dei confratelli o solo adeguarsi alla relativa angustia dello spazio disponibile. Lo scenografico prospetto, articolato su schemi barocchi, è attribuito all'architetto leccese Manieri. L'interno era preziosamente arredato con stucchi e con sette pannelli in creta, decorati con oro e argento (si conservano, ora, nel Seminario), tra i quali vennero collocate statue in legno raffiguranti personaggi biblici. Oggi l'aula si presenta spoglia dei suoi antichi arredi, distribuiti in altre sedi, ed ospita la Biblioteca comunale. L'altare in marmo del XVIII secolo si può oggi ammirare nella Chiesa di san Francesco d'Assisi mentre due grandi tele della prima metà del '700, del De Mura, si trovano nel palazzo vescovile.
CURIOSITÀ
FRANTOIO IPOGEO
La posizione geografica di Gallipoli ha favorito lo sviluppo di uno dei mercati più attivi per il trasporto via mare del grano e del vino e, principalmente, dell'olio il cui intero ciclo, dalla coltivazione delle olive alla frangitura, costituiva una fiorentissima attività commerciale e coinvolgeva l'indotto anche indiretto, per esempio quello legato alla costruzione delle botti per il trasporto delle merci liquide. La visita a un frantoio sotterraneo consente di capire tutta l'importanza della filiera dell'olio. Il frantoio è scavato nel duro carparo sotto Palazzo Granafei; all'interno sono molto ben conservate le macine e gli altri meccanismi per la lavorazione delle olive nella quale sì alternavano, per 24 ore al giorno, cinque uomini e due asini per circa sei mesi.
CURIOSITÀ
Si rileva da documenti catastali che a Gallipoli, nell'Ottocento, si contavano ben 35 frantoi ipogei dove si lavoravano complessivamente ben oltre 80.000 Kg di olio al mese, con una produzione stagionale media di poco inferiore a 250.000 kg d'olio.
Gallipoli ha dato i natali a Giovanni Presta, celebre agronomo che, nel 1794, a Napoli, pubblicò un approfondito studio sulle tecniche di coltivazione degli ulivi e di produzione dell'olio.
IL CASTELLO ARAGONESE
II Castello fu edificato dagli Aragonesi tra il 1485 e il 1489 sui resti di una fortificazione precedente. Di potente struttura, è a pianta pentagonale. Ha tre torrioni cilindrici agli angoli e, sul mare, un affilato bastione a punta di lancia aggiunto, nel 1578, con i baluardi esterni. Sovrasta il portale lo stemma di Carlo V; sullo spuntone si trova, invece, quello del viceré di Terra d'Otranto al tempo di Filippo II.
Nel profondo fossato che circonda l'edificio sono collocate le palle di granito lanciate dalle bombarde turche durante l'attacco del 1480. Dal camminamento attiguo al castello si gode d'un magnifico panorama e, nelle giornate molto limpide, si scorge, di là dal Canale, la costa dell'Albania.
Fondata nel 1080, la cattedrale è dedicata all'Assunta. Monumento-sintesi d'occidente e d'oriente, svela un rapporto d'intensa simbiosi culturale, di produttiva convivenza a" comunità differenti per tradizioni religiose e civili. II portale è barocco, ma il bellissimo rosone che lo sovrasto fine ricamo tardo-gotico che disegna una raggiera, riconduce al carattere di semplicità della facciata romanice. Danneggiata durante l'assalto turco alla città, la chiesa venne in parte rifatta dopo il 1481. L 'interno (sec. XI), luminoso e solenne, è a tre navate, a croce latina. Il colonnato d'impianto classico sostiene il pregevole soffitto a cassettoni in legno dorato (1693) di stile moresco, che nasconde l'originale tetto a capriate. Coevo è il paliotto in argento massiccio dell'altare maggiore. In fondo alla navata di destra, dietro un cancello di ferro ed ottone, è situata la Cappella dei Martiri a pianta ottagonale, con stucchi e dorature e con una decorazione di fregi barocchi. Dietro l'altare, in alto, campeggia lo stemma degli aragonesi. Nelle sette grandi teche di vetro sono custodite le reliquie dei Martiri, tributo d'onore della città agli 800 idruntini che, nel 1480, furono trucidati per non aver voluto rinnegare la propria fede. Nell'altare, dietro una lastra di vetro, c'è un grosso cippo di pietra che, secondo la tradizione, fu usato per il martirio.
CURIOSITÀ
La cattedrale fu terminata dopo soli otto anni dalla sua fondazione (1080) e consacrata con bolla del papa il 1° agosto 1080, durante il periodo del dominio normanno in Puglia. E tra le più grandi cattedrali romaniche pugliesi. La facciata e le altre parti della chiesa gravemente danneggiate durante la vicenda della presa della città da parte turca furono risistemate per volontà del duca Alfonso d'Aragona. Alfonso fece costruire la cappella dei martiri e, per esaltarne la memoria nel regno, trasferì parte dei loro resti a Napoli
IL MOSAICO DI PANTALEONE
Di straordinaria importanza storica e di grande suggestione fantastica, oltre che per il suo essere testimonianza d'una grande cultura, è il mosaico pavimentale raffigurante L'albero della vita. Opera del monaco basiliano Pantaleone, fu realizzato dal 1163 al 1165. L 'albero appare sorretto da due elefanti; sui suoi rami sono distribuite figurazioni allegoriche che compendiano la storia dell'umanità. Vi concorrono testi sacri, mitologia classica, epica medievale in un insieme in cui elementi cristiani e pagani, religiosi e laici si incontrano e si integrano mirabilmente.
Il mosaico misura circa 800 mq di superficie. Procedendo all'opera di consolidamento del manufatto, si è scoperto un preesistente mosaico tardo-romano (IV sec), oggi custodito nel Museo Diocesano ubicato nella piazza della cattedrale.
Si trova sotto la cattedrale, in corrispondenza con il transetto. Non ha struttura ipogea ed è stata realizzata sfruttando la pendenza del terreno. Non è databile con sicurezza la sua realizzazione (coeva o posteriore alla cattedrale?) Suddivisa in cinque navate ha quarantadue colonne monolitiche, di marmi diversi, sormontate da capitelli differenti. Nell'abside centrale interessanti l'affresco bizantineggiante della Vergine col Bambino (sec. XI-XII) e quello che raffigura san Francesco e risale al Cinquecento.
Una curiosità è costituita dal conto delle colonne: settantadue se si contano anche quelle addossate alle pareti laterali. L'ambiente richiama, in scala ridotta, quello della moschea di Cordova.
CHIESETTA BIZANTINA DI SAN PIETRO
Questo luogo di culto, come altare vestigio della città, dice che Otranto è da sempre luogo di frontiera e incrocio di culture. Un poeta sdentino, Vittorio Bodìni, ha scritto, riferendosi al Sa lento e pensando anche ad Otranto: "Qui c'erano accademie e monaci sapientissimi..."; i monaci italo-greci. La chiesetta di san Pietro, per la sua struttura, è il più espressivo esempio d'arte bizantina in Puglia. Fu edificata tra il IX e il X secolo con pianta a croce greca inscritta in un quadrato. Le tre piccole navate terminano in absidi semicircolari e conservano numerosi affreschi di periodi diversi (X-XIII secolo) di scuola italo-greca con scene della vita di Cristo, figure degli Apostoli, di alcuni Santi e della Vergine. Alcuni affreschi recano iscrizioni greche. San Pietro, secondo un'antica tradizione, sarebbe sbarcato ad Otranto venendo da Antiochia ed avrebbe, addirittura, battezzato in questa chiesa. L'affresco della Vergogna dopo il peccato, nel braccio orientale dell'edicola, venne alla luce solo nel 1948 emergendo da uno spesso strato di calce. Affine, la chiesetta, a quella della Cattolica di Stilo in Calabria.



